Più di un mese fa l'ho finalmente vista dal vivo, qui a Milano. Se ho aspettato tanto a scrivervi qualcosa in merito è perché non so da dove iniziare a dirvi quanto, come e per quali motivi mi piaccia questa donna completamente squinternata, questa musicista se non altro notevole... ma insomma ci provo.
Tori Amos è piccola, rossa di capelli (di solito), con il nasino a punta, lo sguardo furbetto e un sorriso contagioso. E' anche fuori di testa, ma la cosa fa parte del suo fascino. Ha una voce dolce e melodiosa, di solito, che diventa roca e beffarda quando le aggrada (o quando se la prende con qualcuno, tipo Bush). Ha un rapporto molto fisico con il suo pianoforte: guardarla e/o sentirla esibire è un'esperienza multisensoriale... riesce a comunicare con i gesti, con la postura, con i pugni e le carezze che elargisce alla tastiera (ve l'ho mica detto che è fuori di testa?!), oltre che con i suoni che tira fuori dallo strumento e dalla sua gola. Lecca il microfono, lo abbraccia, ne fa un'estensione del suo corpo. Confonde, affascina, ammalia, diverte.
Nell'ultimo album (22 canzoni! Delle quali molte bellissime, nessuna superflua. Che è davvero tanto, in un album così lungo!) ha finalmente rivelato la profondità del suo disagio mentale (:-P) e si è moltiplicata in tante personalità, ognuna delle quali ha scritto e interpretato alcuni dei brani... non dico altro. La sua musica è strana: alcune canzoni fanno ridere, altre incazzare, altre sognare... insomma, non so darvi un solo motivo per cui valga la pena di conoscerla ed ascoltarla. A me, comunque, piace tantissimo. Se ancora non l'avevate capito.
Che io di solito non recensisco un autore che non conosco bene, perché potrei sempre aver letto l'unica cosa che vale la pena di leggere e sputtanarmi in lodi sperticate per uno che non vale, tutto sommato, una cicca.
Però con questo Licalzi voglio rischiare, perché ho letto - a distanza di tempo l'uno dall'altro e in momenti diversissimi tra loro - due dei suoi libri e, due su due, mi sono piaciuti. Non per gli stessi motivi, tra l'altro.
Il primo libro che ho letto, Il privilegio di essere un guru, mi ha fatto sbellicare dalle risa: un'avventura scanzonata che ha come protagonista un infermiere sciupafemmine che è nato lo stesso giorno mese anno di Tom Cruise e che, per conquistare una donna che gliel'avrebbe data dopo dieci minuti, passa mesi e mesi a fingere di essere un vegetariano convinto, un animalista accanito, un guru della new age, insomma. Il tutto reso ancora più esilarante dai racconti della mia amica Frà, che abbraccia gli alberi per davvero, e per davvero si è trovata ad un corso di yoga a fare come la balena quando sfiata: pppuff...
Insomma, un libro apparentemente sciocchino ma in fondo divertente e intelligente.
Poi - galeotta fu l'amica Frà di cui sopra - a distanza di più di un anno mi capita di leggere Non so, del medesimo autore. Mi aspettavo una cosa sulla falsariga dell'altro, e invece mi sono trovata davanti un libro tenero, a tratti malinconico, tutto sommato mai banale anche se il protagonista, un trentenne un po' indeciso se la sua vita (moglie, figlio, impiego in banca) gli piaccia davvero o no, potrebbe sembrare un'icona dei nostri tempi tanto da diventarne una macchietta. Ma il buon Licalzi riesce sempre a trovare qualcosa di più. O forse sono solo io, che qua e là mi sono ritrovata di fronte alle stesse riflessioni, alle medesime incertezze, al bivio che non sai che strada prendere ma poi insomma in qualche maniera va e poi pensi che è così che doveva andare e te ne fai una ragione, anzi, ne sei felice, guarda.
Per concludere: a mio parere vale la pena di leggerlo, 'sto ragazzo, quindi continuerò fiduciosa con i suoi libri. Sperando di non aver letto le uniche due cose sue che vale la pena di leggere... ;-)
Ho pubblicato questa recensione anche su Il Leggìo
Nel senso che Margret, un'amica tedesca, è l'autrice di questa ricettina frescolosa che vi propongo per questi primi caldi.
Tempo occorrente: una ventina di minuti abbondante (che volete, è un'insalata ricca!), più l'eventuale riposo.
Ingredienti: 300 gr di formaggio fresco, tipo feta; 200 gr di olive nere, preferibilmente in olio d'oliva; 2 mele verdi; 50/80 gr di noci sgusciate e tritate (ne potete mettere più o meno, a seconda di quanto vi piaccia l'intensità del sapore); origano; timo; olio e sale per condire.
Preparazione: dopo aver sgusciato e tritato le noci, tagliate il formaggio e le mele a cubetti di circa un centimetro di lato e le olive a metà. Mettete tutti gli ingredienti in una pirofila, preferibile ad un'insalatiera perché permette di distribuire il condimento in modo più uniforme. Condite con un bel pizzico di origano e uno di timo, aggiustate di sale e olio et voilà! Ricordate che se usate le olive sott'olio non avrete bisogno di aggiungerne tantissimo e che il formaggio è già saporito di suo, quindi andate cauti anche con il sale. Ad ogni modo, assaggiate e regolatevi secondo il vostro gusto. Se lasciate riposare la preparazione per qualche tempo il risultato finale acquisterà in ricchezza di sapori.
Dal momento che le noci e il formaggio rendono quest'insalata un piatto abbastanza nutriente, volendo lo si può considerare un piatto unico, ad esempio per un pranzo veloce.
Ah, l'estate...
Mi distraggo un attimo e passano le settimane, ma com'è 'sta cosa...
Nel frattempo(libero) ho lavorato un sacco con i bimbetti, sono stata in Friuli a trovare gli ammmici, ho letto un sacco di libri, ho visto qualche bel film, ho cucinato qualcosuccia, ho fatto millemila sogni e progetti con il Mio Carino.
Oggi, prima gita dell'anno: una gitarella piccina picciò, nemmeno quattrocento metri di dislivello, giusto per vedere se le gambe e soprattutto il fiato reggono ancora. Giornata bellissima... e sono ancora viva per raccontarla, quindi speriamo bene! La montagna mi attende anche quest'estate, se tutto va bene.
Se fate i bravi torno presto con qualche recensione, o qualche ricetta, chissà. Cosa preferite...? :)
Bene, gente: accolgo volentieri la mia prima richiesta per una ricetta e vi propongo questa crostata, che servita ben fredda può benissimo accompagnare una merenda primaverile.
Tempo occorrente: una mezz'ora, più il riposo della pasta, più la cottura: diciamo un'ora e mezza in tutto.
Ingredienti: per la pasta frolla 300 gr di farina bianca, 120 gr di zucchero a velo (così l'impasto viene più liscio!), 100 gr di burro, un uovo e un tuorlo, una bustina di vanillina, un pizzico di sale, burro e farina per la spianatoia e per lo stampo. per il ripieno 220 gr di mandorle pelate, da tritare (oppure lo stesso quantitativo di mandorle macinate), 150 gr di panna da montare, altri 100 gr di zucchero a velo, 2 uova.
Preparazione: preparate la pasta frolla (adoro fare la frolla!) impastando rapidamente la farina con il burro a pezzetti. Gli esperti dicono che il burro dovrebbe essere freddo ed essere lavorato non molto a lungo; siccome per noi affezionati m dilettanti cuochi l'impresa è talvolta ardua, potete usare il burro morbido e lavorare l'impasto molto velocemente (il calore delle mani aiuta, ma il burro non deve scaldarsi troppo! Cambia sapore). Unite lo zucchero a velo, l'uovo e il tuorlo, il sale e la vanillina. Dopo pochi minuti fate una bella palla con la pasta, avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare almeno una mezz'ora in un luogo fresco, anche in frigo. Mentre la frolla riposa preparate il ripieno: tritate le mandorle (senza dimenticare di aggiungere un cucchiaio di zucchero, come ho già spiegato nella ricetta dei Baci di Dama) e impastatele, in una ciotola, con le due uova, la panna liquida e lo zucchero a velo, fino ad ottenere un composto liscio e cremoso. Accendete il forno a 200°. Infarinate leggermente la spianatoia e il mattarello, poi stendete la vostra pasta fino a uno spessore di circa mezzo centimetro; imburrate uno stampo rotondo (l'ideale sarebbe lo stampo apposito per le crostate, quello con il bordo scannellato, di 26 cm di diametro... ma insomma si fa quel che si può) e rivestitelo con la pasta. Se la sfoglia eccede, tagliate tutto quello che sporge e rimpastatelo brevemente: lo userete per decorare la superficie della crostata. Riempite la crostata con l'impasto preparato in precedenza, livellandolo bene con il dorso del cucchiaio; decorate la superficie della crostata con la frolla avanzata formando la "solita" griglia di strisce piatte oppure ritagliando delle formine e appoggiandole sulla crema, a seconda della quantità dell'eccedenza. Cuocete nel forno preriscaldato per circa 45 minuti, ricordando di coprire la crostata con un foglio di alluminio a metà cottura (così la frolla non brucia e il ripieno resta morbido!). Lasciate poi raffreddare bene la crostata e servitela cosparsa di zucchero a velo.
Spero di aver soddisfatto il mio primo "fan"! Chiedete e vi sarà dato... ^_-
Il punto è, fondamentalmente, che c'ho sonno.
E adesso anche il Vanamonde si mette a postare ricette: cosa dovrò inventarmi?!
^_-
Intendiamoci: non è che io sia una gran sportiva o una tifosa accanita. Però mi piace seguire l'atletica, lo sci e, da un paio d'anni, il rugby. Quando ho scoperto che quest'anno La7 avrebbe trasmesso il torneo 6 Nazioni (la nazionale italiana ne fa parte dal 2000) ho fatto salti di gioia e mi sono buttata nella mischia (ah ah ah!).
Ieri è stata una giornata campale: per quanto io non sia affatto nazionalista non mi sono potuta esimere dall'esultare per la vittoria (sudata!) dell'Italia contro la Scozia, spronata dai commentatori televisivi che, in barba alla correttezza, tifavano scandalosamente per la nazionale azzurra al grido di "Spingete, ragazzi! Forza, spingiamo tutti, spingete anche voi da casa!" ad ogni mischia del secondo faticosissimo tempo. Praticamente alla fine della partita ero sudata anch'io. Ad ogni modo, è stata una bella vittoria (la prima della squadra azzurra in terra straniera!), 37 a 17 e tanti saluti.
La seconda partita del pomeriggio, poi, è stata ancora più esaltante: Irlanda - Inghilterra, giocata al Croke Park... ebbene sì, proprio lo stadio dove, il 21 novembre 1920, l'esercito inglese, impegnato in una rappresaglia contro l'Ira, uccise 11 persone durante una partita di calcio gaelico. Sunday, bloody Sunday. Da quel giorno lo stadio era stato interdetto a tutti gli sport inglesi, tra i quali, ovviamente, il rugby. Insomma, proprio ieri, per la prima volta da 87 anni, a Croke Park si è di nuovo sentito l'inno nazionale inglese. E' stato un momento davvero intenso... e ancora una volta giocatori e tifosi di questo bellissimo sport hanno dimostrato di avere una classe notevole, sia durante gli inni (la nazionale irlandese ne canta due, visto che il rugby è l'unico sport in cui giocano insieme Eire e Ulster), sia durante la partita.
Classe che, non mi secca ammetterlo, a me manca del tutto! Mentre Gordon D'Arcy, il centro irlandese, ha detto "Noi non combattiamo per la storia, noi lottiamo per battere l'Inghilterra e vincere questo Torneo" io, da casa, istigavo la nazionale irlandese al gioco duro, alla rivincita storica, al significato politico, eccheccazz! Facciamogliela pagare, a questi maledetti imperialisti!
Per un motivo o per l'altro, insomma, alla fine siamo stati tutti contenti (io e gli irlandesi, quantomeno...): l'Inghilterra ha preso un sacco di mazzate e ha drammaticamente perso con 13 miseri punti contro i 43 dell'Irlanda. Muahhahhahha!
Nel mio piccolo, mi sono sentita un po' vendicata. Sono anche stata contenta che l'Ira si sia ritirato dalla scena, perché altrimenti avrei avuto non poca paura per gli 82.000 spettatori dell'incontro, seppur in larghissima parte irlandesi.
La partita in differita di stamattina, Francia vs Galles, mi ha un po' deluso, invece. Il Galles non ha retto il gioco della nazionale francese, troppo più brava. E vabbé. Tra due settimane mi rifarò con Scozia - Irlanda (ci sarà da ridere!), Italia - Galles (forza azzurri!) e Inghilterra - Francia (davvero, qua non so proprio per chi tifare. Nonostante tutto, i francesi mi stanno troooooooooppo sul gozzo, quindi penso che mi schiererò con l'Inghilterra, ma non è ancora detto...).
Ora vado a spingere un po' contro il muro, poi farò qualche passaggio, così, per allenarmi un po'. Che anche tifare per quei bestioni è una faticaccia.
"Il caso Jane Eyre": delizievole romanzo scritto da Jasper Fforde - che forse qualcuno conoscerà in quanto sceneggiatore de "La maschera di Zorro" e "Entrapment" (?!) - ed edito da Marcos y Marcos, segnalatomi con insistenza dal buon Vanamonde e finalmente letto.
Non cercherò di emulare alcune recensioni di un certo livello... vorrei solo mettere in evidenza alcune impressioni.
Ambientata in un 1985 alternativo, nel quale le barriere temporali non sono poi così solide come si è abituati a pensare e i libri costituiscono un bene preziosissimo, la storia - un giallo, diciamo - ruota intorno al furto di manoscritti originali, da parte di un pericoloso criminale, a scopo di ricatto; le peripezie della Detective Letteraria Thursday Next ("giovedì prossimo": il libro è ricco di giochi di parole!) nel seguire il caso daranno seguito a risvolti a dir poco soprendenti... soprattutto se amate Shakespeare e non conoscete bene l'opera di Charlotte Brönte. ^_-
Mi sono innamorata della descrizione di un evento particolare della cittadina natale di Thursday Next: il Riccardo III messo in scena ogni venerdì sera da innumerevoli anni, recitato da persone che fanno abitualmente parte del pubblico... così abitualmente da conoscere il dramma a memoria e presentarsi a teatro in costume sperando che il direttore di scena li scelga per recitarlo. Il pubblico restante - coloro che, per quella determinata sera, non sono stati scelti per impersonare gli attori principali del dramma "suggeriscono" le risposte con battute "fuori campo", intervengono come comparse nella battaglia campale e così via. I lettori milanesi potranno facilmente paragonare l'evento alla proiezione - con spettacolino live annesso e fervente partecipazione del pubblico in sala - del Rocky Horror Picture Show del venerdì sera al cinema Mexico, da quasi vent'anni una tappa obbligata per gli amanti del musical in questione.* Esilarante.
Per tornare a Il caso Jane Eyre, eccovi una citazione: "[...] Non sono matto, sono solo... diversamente etico, ecco tutto". Definizione geniale, non vi pare? :D
Su: leggetelo, divertitevi e fatemi sapere.
*si è per caso capito che io appartengo alla categoria degli amanti del musical in questione e che ho trascorso svariati e numerosi venerdì sera al Mexico...? ^.^
Ho postato questa recensione anche sul blog Il Leggìo